Il colore della crema rappresenta il nome di questo caffè, dorata.
Nel romperla, emergono al naso sentori legati al mondo della frutta, dell’uva non troppo matura.
Al primo sorso l’acidità è brillante, squillante quasi frizzante. Le sensazioni dell’acidità tartarica dell’uva si confermano ma lasciano subito spazio ad una sensazione nuova, di frutta bianca, in particolar modo di pera. Sembra quasi di bere un liquore alle pere.
Poi passa questa sensazione e ci spostiamo immediatamente dalla dolcezza della frutta bianca a un amaro di un tè, che ci fa immediatamente ricordare di essere in Etiopia, si percepisce anche un
po’ di tendenza verso il rabarbaro.
Il liquido è pieno, denso, masticabile.
Nella versione con lo zucchero è incredibile come la nota che più si esalta e che emerge è la dolcezza di un succo alla pera. L’acidità rimane presente, proprio come aver bevuto un succo di pera. Quella che era la sensazione di uva un po’ acidula è diventata uva passa e rafforza la
dolcezza della tazza. L’amaro ha preso la via di un meraviglioso miele.
Quando tutto il liquido è passato quel che rimane è la salivazione data dall’acidità frizzante e la sensazione di pera.